Forse ragionare nel merito aiuta la politica a non essere cieca
Lontano da clamori mediatici ma nel cuore di problemi reali, il PD rischia un ennesimo autogol.
A due anni dall’approvazione in Consiglio dei Ministri e dopo 8 mesi di Conferenza Stato-Regioni (rapido il Parlamento!) la Camera esamina un disegno di legge (DDL) del Ministro Meloni che riconosce il valore sociale delle associazioni di giovani in quanto “strumento di crescita civile e culturale della popolazione giovanile, espressione di partecipazione, solidarietà e pluralismo, nonché veicolo di promozione, creatività e integrazione sociale”. Per incentivare la nascita di comunità giovanili e rafforzare le esistenti, il DDL cambia destinazione al Fondo istituito nel 2005 dal precedente governo Berlusconi per “prevenire il disagio giovanile e l’uso di stupefacenti”. I 18 milioni di euro del Fondo sono ossigeno per il mondo associativo che, già in apnea, vivrà un periodo drammatico per i tagli alla finanza locale. Un apprezzabile salto culturale per fare una legge parziale ma utile, migliorata da un confronto parlamentare che forse può ancora generare risultati positivi. Eppure per alimentare timori e motivare la necessità di rigettare la proposta o d’infarcirla di vincoli si è detto di tutto, incluso che si tratti di un trucco per dare fondi ad associazioni amiche del Ministro. Mi sembra insensato e provo a sintetizzare perché.
Le associazioni che ne potrebbero beneficiare sono diversissime: quelle di ragazze e ragazzi che contrastano la criminalità organizzata ispirate a don Ciotti, la miriade di circoli ARCI impegnati in aree depresse, le associazioni di volontariato e servizi sociali, direi perfino gli scout. Inoltre la legge può stimolare esperienze identitarie e chiuse, anche vicine alla destra, a imboccare una direzione analoga a quella di molti ex-centri sociali che sono oggi parte integrata e vitale delle realtà in cui operano. Rigettarla mi pare inspiegabile.
D’altro canto, infarcire le leggi di norme che ne regolano l’attuazione diminuisce il peso delle finalità per cui sono fatte e lascia spazio alla navigazione tra codicilli che serve a piegarne lo spirito a interessi estranei a quelli che la stessa legge ammette. Sconsigliabile.
Lo spirito di questo DDL è positivo. Invece di alimentare timori è meglio raccogliere le forze, negoziare nello spazio che esiste e controllare poi l’attuazione. Il tempo non è amico di una legge voluta da pochi, perché a pochi interessano i giovani in quanto cittadini attivi e non meri consumatori. C’è una finestra aperta in questo pessimo governo, non lascerei che ci si chiudesse in faccia.
Ripensare approcci, temi, priorità per lo sviluppo locale
intervento di Luca Bergamo.
Secondo quanto convenuto avrei dovuto cercare di dimostrare che rapporto c’è, nella mia testa almeno, tra lo sviluppo e le qualità degli ambienti urbani.
Considerato l’andamento della discussione penso che sia meglio fare un passo indietro partendo dalla domanda: “di che stiamo parlando?”.
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Rendiamo l’Italia più competitiva
di Luca Bergamo
Quattro milioni di persone vivranno in città tra dieci anni. Metà della popolazione mondiale abita oggi in enormi aree urbane come Shanghai, San Paolo e New York (20 milioni ciascuna). Nelle città idee e conoscenze circolano meglio. Da secoli. La diffusione di conoscenze, la circolazione di idee, la capacità scientifica e tecnologica sono il motore dello sviluppo economico. Così oggi le città sono le indiscusse protagoniste della competizione mondiale.

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