Bjcem
La Biennale dei Giovani Artisti è approdata a Roma nel 1999, presentando le opere e gli spettacoli di circa 1.500 artisti provenienti da 22 paesi dell’Europa e del Mediterraneo (arti visive, musica, spettacolo, narrazione, arti applicate e in movimento).
Commento su Roma 1999 – le ragioni di una Biennale atipica -
E’ ormai passato oltre un mese dal termine della nona Biennale dei Giovani Artisti dell’Europa e del Mediterraneo.
Il bilancio è positivo. E’ alto il livello medio delle opere presentate e non si è notata la presenza di una “scuola”, indice di un movimento continuo che travalica i confini degli Stati e di una ricerca vivace che non presenta tracce evidenti di omologazione a modelli precostituiti. Il Mattatoio di Roma, dimenticato per oltre venti anni, è stato recuperato all’uso pubblico dimostrando straordinarie potenzialità di cui il governo cittadino e quello nazionale debbono tenere conto.
Bjcem Roma 1999 - catalogo – testo introduttivo di Luca Bergamo
Il Mediterraneo è “mille cose al tempo stesso. Non è un paesaggio ma innumerevoli paesaggi. Non è un mare ma una successione di mari. Non una civiltà ma più civiltà ammassate l’una sull’altra.”
Così Fernand Braudel descrive uno dei temi che sono alle radici di una iniziativa atipica che tenta di affrontare domande diverse a cui, in genere, si formulano risposte separate.
In effetti la Biennale è anche uno strumento per cercare un’organizzazione concettuale in grado di accogliere alcuni problemi della modernità e produrre idee utili ed attuali per affrontare un’epoca sempre più confusa e contraddittoria.
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Cronaca di un tentativo lungo molti anni
A Roma nel 1999 – di Luca Bergamo.
Il 29 Maggio 1999 si inaugura a Roma la Biennale dei Giovani Artisti dell’Europa e del Mediterraneo.
Oltre 50.000 m2 dell’ex mattatoio di Testaccio, progettato da Herzog all’inizio del secolo per “industrializzare” l’abbattimento e la macellazione dei capi di bestiame, tornano a vivere dopo quasi venti anni di abbandono.
Solo intorno alla metà di Aprile 1999 abbiamo ricevuto l’autorizzazione formale all’utilizzo del complesso, perciò in un mese bisogna trasformare il luogo e renderlo adatto ad ospitare gli spettacoli, le opere, gli incontri della Biennale e soprattutto le migliaia di persone che speriamo verranno a visitarla.
Così se ne vanno 7.000 metri cubi di rifiuti che ingombrano la “pelanda dei suini” che ripulita ed adattata ospiterà le urban performance e i workshop di Sarajevo.
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