Primavera 2011 :-) … e ora ?
Il non voto va a votare
Alle elezioni amministrative aumentano i votanti dopo il crollo del 2010 [AL NORD]. I GIOVANI votano di più della media. Molti giovani sono gli animatori delle campagne elettorali.
Ma al SUD, Lazio incluso, è un storia meno lineare
Referendum: dopo 16 anni torna il quorum. Al nord e al SUD !
Sembra confermata l’idea che al SUD l’offerta politica del centro-sinistra per il voto amministrativo non fosse abbastanza credibile per aggregare consenso nuovo, “esterno al sistema”.
Analisi di flussi ce ne sono molte in rete. Tra le tante l’Istituto Cattaneo ne propone alcune molto stimolanti (http://www.contropiano.org/it/archivio-news/documenti/item/1667-analisi-post-elettorali-flussi-dati-riflessioni?tmpl=component&print=1)
Partiti – controllo – innovazione
Le organizzazioni tradizionali della politica (i partiti ma non solo) tendono a “controllare”, dirigere i comportamenti politici dei cittadini per sostenere gli scopi che perseguono ma anche e sempre più per consolidare la funzione di cui si sentono investiti ed il potere ad essa associato.
Perché possano emergere i cambiamenti profondi negli orientamenti della ns società servono svolte caratterizzate da una “cessione del controllo” in favore dei cittadini e delle organizzazioni a cui autonomamente danno vita.
E’ successo in precedenza, sebbene in modi diversi. La diversa modalità è un dato fondamentale:
1974 [referendum divorzio] à il PCI reagisce a forti spinte esterne di modernizzazione della società che “non controlla ne’ anima”. Cercando di “recuperane il controllo” affiancandosi e investendo tutto il suo capitale politico e organizzativo nella battaglia. Il referendum è una vittoria, il PCI ne beneficia elettoralmente (75-76). Ma è una organizzazione rigida nei suoi schemi, resta impermeabile a quella nuova Italia. In soli 3 anni (1977) perde ogni credibilità nei confronti di quella parte della società italiana che nel referendum aveva investito per costruire una società più libera. In breve perde ogni presa sulle componenti dinamiche della società e ne paga il prezzo elettorale (1979).
1993 [elezioni amministrative] à allo sfaldamento provocato da tangentopoli la sinistra reagisce con un passo indietro, “dirige una cessione di controllo” affidando i governi ad una classe dirigente nuova . In larghissima parte candida Sindaci che non sono espressione dei partiti (Castellani, Sansa, Rutelli stesso, …). E’ vittoria ovunque, vanno bene anche le forze politiche che hanno voluto questa stagione. Le giunte che nascono sono spesso di buona qualità, piuttosto autonome dai partiti e dalla loro vita, composte di persone non scelte tra i consiglieri eletti. Ne nasce uno dei periodi di massima innovazione politica e istituzionale vissuto dall’Italia. Già due anni dopo, con l’allargamento delle giunte, entrano nei governi della città consiglieri eletti. Comincia la ripresa di controllo da parte dei partiti che si completerà pochi anni dopo con l’esaurimento della spinta innovativa e una rinnovata crisi di credibilità dei partiti. Progressivamente i partiti si trasformano sempre più in macchine di organizzazione a servizio dei singoli notabili eletti, diventa asfittica la vita democratica interna e nulla la capacità degli associati di influire sulle scelte di governo.
2011 [elezioni amministrative + referendum] àdi fronte alla evidente impotenza dei partiti – nulla sembra possa scalfire il blocco di potere che tiene le redini da quindici anni – cittadini che si organizzano “strappano il controllo” utilizzando le primarie e la raccolta delle firme prima, l’organizzazione del voto poi. Una vittoria nonostante l’impotenza dei partiti di opposizione e l’impermeabilità di quasi tutti i partiti. Una vittoria costruita intorno a persone che a differenza del passato uniscono una storia e competenza politica a rigore e credibilità personale[1].
Segnale nuovo: in diverse circostanze i partiti di centrosinistra sopravanzati dall’iniziativa dei cittadini non si mettono di traverso, in diversi casi con intelligenza, accompagnano il percorso (v. Milano con Boeri – il diversi partiti con il Referendum, IDV con De Magistris, SEL qua e la). Molto positivo Bersani nel sottolineare che il PD si è messo al servizio di processi nati al suo esterno, rivendicando così il ruolo svolto e allo stesso tempo tentando di guidare il suo partito verso una diversa interpretazione del proprio ruolo e del rapporto con le diverse espressioni del civismo.
Altra novità: perdono insieme il Pdl e la Lega (ultimo partito di massa di stampo leninista: forse essere un’organizzazione rigida non paga quando l’attacco avviene da molte piccole autonome parti congiuntamente).
Riflessioni sul voto
La pressione mediatica non ha prodotto consenso. Falliscono la comunicazione verticale e le strategia push, la vince quella orizzontale –interattiva-prodotta da una molteplicità di attori. Un bel commento (http://www.doppiozero.com/materiali/editoriale/se-sucate-non-ci-fosse-bisognerebbe-inventarla ) lo ha scritto tra primo e secondo turno milanese Bertram Niessen su doppiozero .
Le forze politiche che hanno affiancato la spinta ad innovare guadagnano in voto e percentuale. Quando assecondata, una cessione di controllo seppure forzata, non danneggia la forza elettorale dei partiti che se ne fanno protagonisti.
Nel 2011 i protagonisti della sottrazione di controllo sono stati donne, giovani, borghesia e un po’ di intelletualità. Da un lato gli attori dei movimenti che hanno contestato più fortemente il governo (ma in generale la società politica) dall’altro gruppi che hanno cessato di sperare che dal connubio lega-berlusconi possa venire innovazione e dinamismo per l’Italia.
In generale la crisi finanziaria, il suo terribile derivato sociale e lo scossone che ha dato al modello culturale di cui l’economia finanziaria si è fatta alfiere, ha messo molti di fronte alla necessità di cercare strade sensate (realistiche, prospettiche, convenienti,…) per far uscire il paese dal cul de sac in cui si è infilato.
E’ la prima comparsa un possibile nuovo patto sociale. Forse il fulcro attorno a cui organizzare gli interessi e le aspettative di tutti gli italiani che non si rassegnano a vedere il pase diventare uno dei principali luoghi mondiali d’incontro tra l’economia legale e quella criminale.
Importantissimo: anche in Italia nella politica è entrato il tempo lungo, il futuro. Scelgo oggi sull’acqua perché la mia decisione abbia effetto sul domani. Non c’è una paura immediata a spingere la raccolta delle firme oltre un anno fa e il voto oggi. C’è una nuova consapevolezza del rapporto tra presente e futuro, che apre una finestra grande ad un progetto forte (mauro calabresi sulla stampa) per l’Italia. Con parole di Ilvo Diamanti: “Al centro dell’attenzione dei cittadini, altre questioni, non di merito ma sostanziali. il valore del bene comune. Il bene comune come valore. Ancora: la sicurezza intesa non come “paura dell’altro” ma come tutela dell’ambiente. La ricerca del futuro, per noi e per le generazioni più giovani” (http://www.repubblica.it/politica/2011/06/15/news/popolo_disobbedienti-17715908/index.html?ref=search)
Il voto esprime una domanda di profonda innovazione , diffuso in molti settori della società, che riguarda quasi tutti gli ambiti della vita civile.
Per essere soddisfatta la domanda d’innovazione ha certamente bisogno di:
A. Un ceto politico che lo serva e che sia dotato di:
· capacità di pre - vedere i bisogni, rispondervi costruendo-narrando progetto,
· competenza,
· credibilità,
· esperienza nella politica e nella società,
· fiducia nelle capacità altrui, capacità di decidere e delegare,
· indipendenza di giudizio,
· interesse reale alla costruzione comune attraverso il confronto,
· riformismo,
· sguardo largo e lungo,
· sobrietà.
B. Un progetto forte, una proposta di governo che riconosce le sfide, progetta e narra il futuro, risolve problemi del presente in modo coerente con il futuro attorno a cui aggrega interessi e aspettative.
C. Sostenibilità come parola chiave: il pianeta, la vita delle singole persone, l’eredità alle prossime generazioni, gli stili e i valori di vita, la giustizia, la libertà, incertezza - non precarietà e forse la scommessa che investendo nella libertà di ciascuno nasca del bene per tutti.
E ora ?
Molte cose bollono in pentola. Se ne parlerà, si tratta comunque di collegarle.
Su tutte la priorità è mettere il realismo al servizio di una visione e non viceversa. Scrivere il nuovo patto di governo dell’Italia sostenibile come il risultato di un esercizio collettivo, frammentato ma cooperativo a cui concorrono tutti coloro che ne hanno voglia. Basta con i tavoli e contro tavoli nelle sedi di partito. Sia di tutti e di ciascuno la responsabilità di confrontarsi con le sfide del nostro tempo.
Mentre questo avviene è altrettanto importante garantire un nuovo equilibrio tra democrazia partecipata (e diretta in diversi casi) e democrazia rappresentativa. In questo esercizio è indispensabile ridefinire la funzione dei partiti riconoscendo nuovi “limiti” dei loro compiti.
Nella pratica immediata serve estendere la primarie anche alla formazione delle “teste di lista” dei candidati alla Camera e dei collegi del Senato. Se la legge non può essere modificata, dobbiamo comunque tentare di riprendere in mano la scelta dei nostri legislatori. Dove non arriva la legge può arrivare una nuova e intelligente cessione di controllo da parte dei partiti del centro-sinsitra.
[1] Può darsi che l’onda lunga dei tentativi fatti senza successo da Howard Dean nelle primarie democratiche del 2004 e poi con successo da Obama Barack in quelle 2008 sia finalmente arrivata anche da noi.
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