Promuovere e sviluppare ricerca scientifica e cultura
di Luca Bergamo.
Ogni cento persone che lavorano a Roma ce ne sono due che fanno ricerca scientifica. E’ una comunità grande, così grande da costituire quasi il 50% di quella italiana. Molto più grande di quella dei taxisti.
Pochi lo sanno, nessuno se ne occupa sul serio. Se ne parla molto raramente nonostante accolga alcune delle migliori “teste” del mondo e sia decisamente il gruppo di lavoratori che più ci invidia la comunità internazionale e che ha più relazioni con il resto del mondo.
Nel senso comune, la scienza è spesso considerata alla stregua di una pratica magica, accessibile solo a una setta di eletti/reietti. Magari rispettati. Ma comunque espressione di una cultura a parte, contrapposta, potenzialmente minacciosa verso il pensiero religioso. Se sai chi è Goethe sei colto, se conosci Schrödinger sei un tipo strano. In ogni caso se fai scienza non sei parte del “mondo della cultura” o lo sei solo marginalmente. Di riflesso la comunità scientifica tende a percepirsi come un corpo separato dal resto della società con cui si confronta sporadicamente.
Il rapporto tra scienza è società è stato spesso difficile, basta pensare alla tormentata vicenda di Galileo, ma comunque di scambio.
La comunità cittadina, come quella nazionale, oggi è in larga misura impermeabile all’evoluzione del pensiero scientifico contemporaneo. Anzi, per la verità, assistiamo inerti ai sempre più frequenti tentativi di negare il valore della conoscenza scientifica come fondamento del sapere umano.
Eppure l’evoluzione delle società umane è strettamente legata allo sviluppo del pensiero scientifico, alle tecnologie che ne derivano, allo stimolo che le nuove conoscenze sul mondo hanno esercitato sugli artisti, sui filosofi, sulla morale, sugli stili di vita, sulle persone comuni.
Nonostante l’ostilità del passato governo centrale, Roma è cresciuta molto grazie alla sua capacità di utilizzare le proprie risorse per produrre ricchezza, basti pensare all’uso accorto fatto del profilo internazionale del Sindaco o al turismo. Ma fino ad ora non è stata ugualmente capace di trarre beneficio per se’ e per il mondo dal patrimonio di intelligenze scientifiche che ospita.
Sono convinto che questa minore capacità dipenda dal fatto che negli ultimi tempi le politiche culturali si sono limitate ad essere un insieme di attività e servizi offerti al tempo libero dei cittadini, invece di essere il sistema di interventi e misure strutturali a sostegno della crescita della comunità cittadina e della circolazione di idee e conoscenza. Tant’è che il tanto atteso museo/città della Scienza è ancora lontano.
Roma avrà un futuro degno del suo passato solo se decide di essere una capitale europea della produzione di conoscenza. Per esserlo deve inventarsi oggi una politica locale di promozione e sviluppo di cultura e ricerca scientifica, di innovazione tecnologica e dell’sistema produttivo, che investa sui giovani. Se posso suggerire agli amministratori direi che ci sono almeno tre direttrici da seguire.
La prima per stabilire un rapporto di reciproco scambio tra città e comunità scientifica, ad esempio cominciando ad includere sistematicamente la scienza nella programmazione culturale (non basta il festival della scienza che pure è una importante novità), a comunicare i contenuti scientifici delle attività umane di cui si prende cura il Comune (lavori pubblici, restauri, interventi ambientali, …), ecc
La seconda – in parte intrapresa - per sostenere lo sviluppo del sistema scientifico (università e ricerca) attraverso gli strumenti tipici delle politiche locali (urbanistica, mobilità urbana e trasporti, fiscalità, edilizia - in primis residenzialità accessibile per giovani studenti e ricercatori, …).
La terza per collegare il sistema delle imprese con quello della ricerca in seno ad un comune strategia per il posizionamento di Roma nell’economia moderna.
E serve anche un patto. Tra il governo della Città/Regione e la comunità scientifica. Dal governo l’impegno ad assumere lo sviluppo della scienza e della tecnologia come obiettivo strategico e priorità concreta. Dalla comunità scientifica (e dalle sue istituzioni) la disponibilità ad aprirsi al territorio, concorrere alla formazione di una diversa cultura diffusa, cooperare allo sviluppo di una strategia condivisa per il futuro di Roma.
Un patto che a Roma si può fare, ma che va alimentato giorno per giorno, con l’insieme degli atti di governo della città.
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