Se il pensiero scientifico mettesse la testa fuori dai laboratori ?

Data: Mercoledì, 10 Maggio 2006
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di Luca Bergamo.

L’intelligenza umana, la conoscenza, la creatività sono oggi al centro della competizione g-locale. Si vince o si perde in ragione della cultura di una comunità, della velocità con cui circolano le idee, della quantità e qualità di talenti che si associano, della diffusione di conoscenza nei diversi strati della società, della tecnologia disponibile. Ma soprattutto si vince o si perde nelle città, in ragione della loro capacità di favorire lo sviluppo della parte di forza lavoro impegnata nei settori più creativi dell’economia: nella scienza, ricerca, comunicazione, arte, tecnologia, design, ingegneria,….
Dare a questa competizione un esito sostenibile (rispetto  ad ambiente, giustizia sociale, equità, …, sviluppo della civiltà umana), implica misurarsi con enormi squilibri, forti tensioni ideologiche, società composte di individui, velocità delle trasformazioni, ecc. Implica misurarsi con la complessità, insita in ogni società contemporanea, sapendola descrivere e inventando strumenti adeguati per governarla.
In Italia, registriamo un ritardo gravissimo, su ogni fronte:
•    La comunità nazionale (quella politica in primis) è in larga misura impermeabile all’evoluzione del pensiero scientifico contemporaneo. Sebbene tale pensiero contenga i germi di una vera e propria nuova epistemologia, esso non innesca nel pensiero sociale e nel senso comune le trasformazioni necessarie ad affrontare le sfide che sono davanti a noi.
•    Nel senso comune, la scienza è spesso considerata alla stregua di una pratica magica, accessibile solo a una setta di eletti/reietti. Magari rispettati. Ma comunque espressione di una cultura a parte, contrapposta, potenzialmente minacciosa verso il pensiero religioso. Se sai chi è Goethe sei colto, se conosci Schrödinger sei un tipo strano. In ogni caso se fai scienza non sei parte del “mondo della cultura”(o lo sei solo marginalmente). Di riflesso la comunità scientifica tende a percepirsi come un corpo separato dal resto della società (con cui si confronta sporadicamente).
•    Il sistema universitario e della ricerca invecchia ben al di là di del ragionevole ed in maniera molto più accentuata rispetto agli altri paesi europei. Pochi vanno in pensione all’età prevista per le altre professioni. Quando accadrà saranno molto anziani e lo faranno tutti insieme. Prima nessun significativo ricambio generazionale. Dopo, spesso travolgendo ogni criterio di merito,  l’assalto ai posti disponibili da parte di quanti, a quarant’anni suonati e dopo un decennio di precariato, vorranno giustamente accedere alla carriera. E i più giovani di nuovo fuori fino al prossimo “pensionamento di massa”.
•    L’Italia investe in ricerca meno della metà di quanto dovrebbe, la quota privata è risibile. Facciamo troppo poco per collegare la ricerca alle comunità territoriali ed al sistema produttivo, per far nascere dalla ricerca l’innovazione che serve ad animare la nostra asfittica economia. La gran parte dell’innovazione che si brevetta in Italia à quella relativa ai processi produttivi.
Che fare ? Molto dipenderà dal Governo Italiano. Ma una parte importante di questa partita si gioca nelle aree urbane. E in particolare a Roma. Dunque anche al governo di Roma, e a quello della Regione Lazio con cui è indispensabile una strategia comune, è giusto chiedere una decisa accelerazione.
Dal punto di vista del Comune la sfida più ambiziosa riguarda le politiche culturali. Non sarà sufficiente concepirle come l’insieme di attività e servizi offerti al tempo libero. Vanno intese soprattutto come il sistema di interventi e misure strutturali a sostegno della crescita culturale della comunità cittadina e della circolazione di idee e conoscenza. Quindi politiche transettoriali, fortemente intrecciate con quelle urbanistiche, quelle economiche, quelle sociali.
Perciò diventano obiettivi di una politica per la cultura e la creatività:
•    IDENTITÀ CITTADINA E  CULTURA SCIENTIFICA DI BASE
o    Diffondere la consapevolezza che il pensiero scientifico sia parte essenziale del patrimonio culturale (anche storico della città), come lo sono la musica, la letteratura e l’arte;
o    Promuovere un’idea contemporanea di cittadinanza basata sulla partecipazione consapevole alla vita sociale piuttosto che sulla capacità di consumo;
o    Promuovere la diffusione più ampia della conoscenza scientifica di base, soprattutto tra i giovani e giovanissimi;
o    Sollecitare e incentivare il confronto tra la comunità scientifica e quelle che si dedicano alle scienze umane e all’arte;
o    Sollecitare l’industria dei media a raccontare la scienza, specie in quei settori (vedi cinema, TV e fiction) che rappresentano un’importante settore economico della città.

•    ISTRUZIONE  E RICERCA
o    Promuovere l’immagine della scienza e della ricerca (verso l’interno – prestigio sociale - e all’estero - componente strutturale della nuova identità cittadina);
o    Incentivare e sovvenzionare la scelta di studi universitari nella facoltà scientifiche;
o    Creare condizioni favorevoli e stabili (materiali ed immateriali) per sviluppare/trattenere (all’interno) e attrarre (dall’estero) talento scientifico e tecnologico .
•    RAPPORTO TRA RICERCA E SVILUPPO ECONOMICO E SOCIALE
o    Comunicare che lo sviluppo di scienza e tecnologia è condizione necessaria alla crescita sociale ed economica;
o    Sollecitare e, soprattutto, incentivare il collegamento tra mondo della ricerca e quello dell’economia/impresa;
o    Agire come integratore di sistema. Mettere in relazione, collegandole in rete, competenze ed interessi attorno a progetti di innovazione dell’offerta di prodotti e servizi alla vita culturale;
o    Incentivare l’investimento in ricerca e sviluppo da parte della impresa privata esistente;
o    Incoraggiare a) imprese innovative a stabilire sul territorio nuove sedi dedicate alla ricerca e allo sviluppo; b) la nascita di nuove imprese (rami d’impresa) con stesse caratteristiche e alle stesse condizioni;
o    Incentivare università, ricercatori e centri di ricerca a creare istanze imprenditoriali che possano raccogliere gli investimenti pubblici e privati.
Ne discendono alcune priorità:
•    Dare vita ad un rapporto di reciproca influenza tra città e comunità scientifica. Includere sistematicamente la scienza nella programmazione culturale (è urgentissimo per l’offerta rivolta ai bambini e ai giovanissimi), comunicare i contenuti scientifici delle attività umane di cui si prende cura il Comune (lavori pubblici, restauri, interventi ambientali, …). Utilizzare le competenze e le conoscenze scientifiche disponibili per accompagnare/influenzare i processi decisionali, sostenere i progetti formativi che puntano sull’integrazione di conoscenze scientifiche e umanistiche;
•    Individuare forme innovative di relazione tra la cultura umanistica e  quella scientifica e di comunicazione della scienza e della tecnologia, che coinvolgano fasce ampie e differenziate della comunità cittadina (in particolare giovani);
•    Sviluppare una strategia condivisa di posizionamento della città nell’economia della conoscenza tenendo conto delle vocazioni di Roma in chiave innovativa. In particolare in relazione al gioco globale del sistema di produzione ad alto valore aggiunto individuando i settori in cui investire su scala locale e regionale;
•    Sostenere il sistema scientifico (università e ricerca) attraverso gli strumenti tipici delle politiche locali (urbanistica, edilizia -in primis residenzialità accessibile per giovani studenti e ricercatori-, mobilità, fiscalità, …) e nuovi strumenti (di carattere finanziario e servizi) per favorire il trasferimento tecnologico e gli spin off universitari;
•    Attivare forme di fiscalità differenziata per le imprese che corrispondono a requisiti da stabilire in ragione alla strategia di sviluppo della città/regione.
E’ urgente progettare e mettere in pratica una politica locale di promozione e sviluppo di cultura e ricerca scientifica, di innovazione tecnologica e dell’sistema produttivo, che investa sui giovani. In uno slogan, assumere per Roma l’obiettivo strategico di Lisbona (magari le sue implicazioni più che i parametri, ponderate sulla città e perciò più avanzate) e quindi impegnare Comune e Regione a conseguirli. Come direttrice dello sviluppo (obiettivo generale di trasformazione) Roma potrebbe decidere di rientrare nei parametri di Kyoto entro il 2011.
Per farlo serve un patto. Tra il governo della Città/Regione e la comunità scientifica. Dal governo l’impegno ad assumere lo sviluppo della scienza e della tecnologia come obiettivo strategico e priorità concreta. Dalla comunità scientifica (e dalle sue istituzioni) la disponibilità ad aprirsi al territorio, concorrere alla formazione di una diversa cultura diffusa, cooperare allo sviluppo di una strategia condivisa per il futuro di Roma
Un patto che a Roma si può fare.

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