Rendiamo l’Italia più competitiva

Data: Martedì, 28 Febbraio 2006
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di Luca Bergamo

Quattro milioni di persone vivranno in città tra dieci anni. Metà della popolazione mondiale abita oggi in enormi aree urbane come Shanghai,  San Paolo e New York (20 milioni ciascuna). Nelle città idee e conoscenze  circolano meglio. Da secoli. La diffusione di conoscenze, la circolazione di idee, la capacità scientifica e tecnologica sono il motore dello sviluppo economico. Così oggi le città sono le indiscusse  protagoniste della competizione mondiale.

Se i governi nazionali investono nei Comuni e i governi locali progettano il futuro, c’è crescita e sviluppo. Altrimenti c’è declino ed impoverimento. Oggi l’intelligenza umana è la materia prima della produzione. Formare e attrarre talenti è quindi il campo della competizione. Evitare l’emarginazione dei più deboli quello della equità sociale.

Grazie ai Comuni che hanno investito nei servizi sociali e culturali, molte città italiane combattono bene l’emarginazione. Ma in materia di talento siamo lontani siamo lontani dalle principali concorrenti mondiali. Due dati per capire. Coloro che lavorano nei settori “creativi” (dove serve intelligenza per risolvere problemi complessi) sono a Londra il 54% della totale forza lavoro, a Stoccolma il 45%, a Barcellona il 31% , a Roma, prima in Italia, il 24,6% , a Genova il 24%, a Bologna e Trieste il 23,6%, a Firenze e Milano il 23%, a Torino il 20% fino al modesto 16% di Cuneo e Brindisi. Stesso divario se si parla della diffusione della scienza, livello di educazione, sviluppo tecnologico, apertura alla diversità, ricambio generazionale, parità tra i sessi. Le ricerche più recenti confermano che le città belle,  aperte alle diversità, dinamiche, capaci di valorizzare la scienza e diffondere la tecnologia (ricorda un po’ il Rinascimento) attraggono talento e crescono.
Le ultime leggi finanziarie approvate dal Parlamento hanno ridotto i fondi per i Comuni e la ricerca. Guarda caso l’Italia scivola indietro in ogni graduatoria sulla competitività.

Siamo finiti? Forse no, ma ad alcune condizioni: 1. La Scienza non è una cultura minore. Galileo, Enrico Fermi, Rita Levi Montalcini, Giorgio Parisi sono parte essenziale del patrimonio culturale italiano come Dante, Raffaello, Federico Fellini. Né più né meno.  I ricercatori, soprattutto i più giovani, sono una risorsa essenziale della cultura e dell’economia. Bisogna investirci. 2. Convivi felicemente con la tua partner (con cui magari hai figli) ma non sei sposato. Un giorno finisci in coma. In Francia  il partner può decidere sulle tue terapie, in Italia no. Non c’è ragione che tenga, bisogna cambiare. Per tutti, omosessuali e non. 3. Consumiamo più cultura, bene. Ma dobbiamo produrne di più pensando  all’esportazione. E la freschezza dei giovani è la migliore risorsa a disposizione. Investiamo nel rischio. E nell’architettura contemporanea che fa più belle le nostre città. 4. Dobbiamo studiare di più tutti, lungo tutto l’arco della vita. I Comuni possono fare molto e lo fanno. Un governo competente, consapevole dei problemi moderni e del ruolo della città aiuterebbe molto.

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