Bjcem Roma 1999 - catalogo – testo introduttivo di Luca Bergamo
Il Mediterraneo è “mille cose al tempo stesso. Non è un paesaggio ma innumerevoli paesaggi. Non è un mare ma una successione di mari. Non una civiltà ma più civiltà ammassate l’una sull’altra.”
Così Fernand Braudel descrive uno dei temi che sono alle radici di una iniziativa atipica che tenta di affrontare domande diverse a cui, in genere, si formulano risposte separate.
In effetti la Biennale è anche uno strumento per cercare un’organizzazione concettuale in grado di accogliere alcuni problemi della modernità e produrre idee utili ed attuali per affrontare un’epoca sempre più confusa e contraddittoria.
L’edizione 1999 della Biennale è stata concepita per accelerare l’affermazione di una manifestazione che da quasi quindici anni, si cimenta, con risultati via via migliori, con una complessità irriducibile.
Tenere insieme le principali finalità a cui è ispirata la vita di questo circuito è infatti la sfida più difficile da affrontare nel momento della concezione e della realizzazione della Biennale.
Costruire un equilibrio ed un legame tra la motivazione artistico-culturale (la Biennale si propone come strumento di stimolo all’innovazione) e le ragioni politiche (la Biennale costruisce occasioni per affermare una cultura della convivenza pacifica tra diversi / la Biennale promuove i giovani artisti e, più in generale la creatività giovane come una delle maggiori risorse dello “sviluppo”) non è sempre un’impresa facile, tenuto anche conto della differenza che segna le condizioni morali e materiali delle tante realtà da cui provengono gli artisti che la animano.
I cambiamenti e le innovazioni introdotti per l’edizione 1999 sono, dunque, ispirati dalla volontà di rendere chiaramente “percepibili” le diverse ragioni per cui la Biennale esiste.
Molti di questi cambiamenti sono già noti: dal legame che unisce l’edizione di Roma con quella successiva di Sarajevo all’organizzazione in sezioni, dalla presenza dei curatori internazionali di sezione al concorso per la Concert Hall di Sarajevo, dall’introduzione di un tema generale “l’altro” all’organizzazione di cicli di conferenze dedicati a tutti i temi della Biennale.
Ciò che è meno noto, e forse utile da raccontare, sono i criteri che hanno ispirato i cambiamenti e che, in estrema sintesi, possono essere riepilogati così:
a) la creatività giovane, largamente esclusa dai processi delle società sviluppate, è una risorsa straordinaria per introdurre innovazioni di “prodotto” e non solo di “processo”, cioè per introdurre cambiamenti negli stili e nelle condizioni di vita;
b) è necessario contrastare la tendenza alla separazione “disciplinare” costruendo spazi ed occasioni capaci di ospitare e rappresentare meglio la complessità del presente;
c) le due motivazioni precedenti implicano la necessità di sottolineare l’inevitabile parzialità di chi è incaricato del giudizio, trasformando il “giudice” in un “cantastorie”. Per questo i curatori delle sezioni sono anch’essi degli artisti, esplicitamente degli osservatori di parte;
d) il confronto tra linguaggi diversi avviene attorno al Mediterraneo ma non riguarda solo l’Europa Mediterranea. Questo mare è una frontiera ed allo stesso tempo un luogo fondamentale nella costruzione dell’identità europea e, ancor più, delle relazioni bidirezionali tra l’Europa che si unisce e i mille mondi che crescono e cambiano lungo i suoi confini;
e) la fine di questo secolo sembra incastrata attorno ai fantasmi del suo inizio. Eppure molto è cambiato. E’ necessario cercare strade nuove per la convivenza civile e pacifica e la Biennale può praticarne alcune, anche inusuali.
Tutto ciò che si è fatto ed inventato deve essere verificato e riconsiderato – come fosse una sperimentazione - in vista della prossima edizione, a Sarajevo nel 2001.
La speranza dei molti che ci hanno lavorato è di avere dato un contributo all’affermazione dei valori della Biennale e, non ultimo, aver dato soddisfazione alle aspettative degli artisti che vi hanno preso parte e di coloro, che nella rete Biennale, hanno dato fiducia e sostegno ad un progetto difficile e fortemente innovativo rispetto ad una tradizione consolidata e confortata da risultati soddisfacenti.
Sostiene Wittgenstein che “il mondo è la totalità dei fatti, non delle cose”. La Biennale è un fatto che si ripete, ogni volta diverso, da molti anni.
Nel 2001 sbarcherà a Sarajevo, per la prima volta in una terra che non fa parte dell’Unione Europea, con l’ambizione di essere un momento importante della rinascita di un paese che ha sofferto troppo in questo decennio.
Oggi nel 1999, nel corso di una guerra, la Biennale è soprattutto un luogo d’incontro, una zona franca aperta ad ogni linguaggio rispettoso dell’altro. Un luogo per tessere le trame di un dialogo che deve rinascere, prendere il posto delle armi, e costruire le fondamenta di un futuro di pace.
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