Sono nato Roma. Ho cominciato a lavorare facendo il babysitter e l’assistente al montaggio. Dopo dieci anni di lavoro sui sistemi informativi e l’intelligenza artificiale mi sono dedicato ad introdurre innovazioni sociali e culturali. Ho viaggiato, osservato con curiosità, imparato e continuo a farlo.  Guardo la politica e cerco di influenzarla, a modo mio, provando a cambiare concretamente il mondo vicino e quello lontano. Sono convinto che solo intelligenze collettive possano dare risposte ai problemi della nostra era, così provo sempre a costruirne.  

 

Distanza

Data: domenica, 8 luglio 2012
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Da marzo lavoro a Bruxelles. In realtà lavoro in giro per l’Europa.  Culture Action Europe e’ un bel lavoro, ha senso e si può fare bene.

Tra le tante differenze ce ne e’ una a cui non mi adatto. Nel mondo in cui mi muovo ora essere strategici – cercare di capire il mondo largo e il tempo lungo per agire oggi e nel tempo – e’ apprezzato. In Italia e’ considerato ‘carino’ ma inutile perché ciò che veramente conta e’ il rapporto di potere, qui ed ora.

Anche altrove i rapporti di potere sono importanti ma, ragionando e scegliendo, si considera anche  che nel corso del tempo, per effetto di fatti e azioni volute, possano mutare. Anzi MUTANO SEMPRE!

Se solo abbandonassimo quel cinismo da quattro soldi che ci fa sempre ritenere che nulla in fondo cambi saremmo davvero un paese ed un popolo fantastico.

Intanto, per quello che vale, metto la mia distanza a disposizione. Di daZero prima di tutto. E magari come successo in passato facendo qualche passo qui ve ne saranno riflessi anche a CASA.

Prospettiva politico-culturale di un nuovo inizio

Data: domenica, 16 ottobre 2011
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daZero nasce da qui [Pietra]

Primavera 2011 :-) … e ora ?

Data: mercoledì, 15 giugno 2011
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 Il non voto va a votare

Alle elezioni amministrative  aumentano i votanti dopo il crollo del 2010 [AL NORD].  I GIOVANI votano di più della media. Molti giovani sono gli animatori delle campagne elettorali.

Ma al SUD, Lazio incluso,  è un storia meno lineare

 

Referendum: dopo 16 anni torna il quorum. Al nord e al SUD !

 

Sembra confermata l’idea che al SUD l’offerta politica del centro-sinistra per il voto amministrativo non fosse abbastanza credibile per aggregare consenso nuovo, “esterno al sistema”.

 

Analisi di flussi ce ne sono molte in rete. Tra le tante l’Istituto Cattaneo ne propone alcune molto stimolanti (http://www.contropiano.org/it/archivio-news/documenti/item/1667-analisi-post-elettorali-flussi-dati-riflessioni?tmpl=component&print=1)

Partiti – controllo – innovazione

Le organizzazioni tradizionali della politica (i partiti ma non solo) tendono a “controllare”, dirigere i comportamenti politici dei cittadini per sostenere gli scopi che perseguono ma anche e sempre  più per consolidare la funzione di cui si sentono investiti ed il potere ad essa associato.

Perché possano  emergere  i cambiamenti profondi negli orientamenti della ns società servono svolte caratterizzate da una “cessione del controllo” in favore dei cittadini e delle organizzazioni a cui autonomamente danno vita.

E’ successo in precedenza, sebbene in modi diversi. La diversa modalità è un dato fondamentale:

 

1974 [referendum divorzio] à il PCI reagisce a forti spinte esterne di modernizzazione della società che “non controlla ne’ anima”. Cercando di “recuperane il controllo” affiancandosi e investendo tutto il suo capitale politico e organizzativo nella battaglia. Il referendum è una vittoria, il PCI ne beneficia elettoralmente (75-76).  Ma è una organizzazione rigida nei suoi schemi, resta impermeabile a quella nuova Italia. In soli 3 anni (1977) perde ogni credibilità nei confronti di quella parte della società italiana che nel referendum aveva investito per costruire una società più libera. In breve perde ogni presa sulle componenti dinamiche della società e ne paga il prezzo elettorale (1979).

 

1993 [elezioni amministrative] à allo sfaldamento provocato da tangentopoli la sinistra reagisce con un passo indietro, “dirige una cessione di controllo” affidando i governi ad una classe dirigente nuova . In larghissima parte candida Sindaci che non sono espressione dei partiti (Castellani, Sansa, Rutelli stesso, …). E’ vittoria ovunque, vanno bene anche le forze politiche che hanno voluto questa stagione. Le giunte che nascono sono spesso di buona qualità, piuttosto autonome dai partiti e dalla loro vita, composte di persone non scelte tra i consiglieri eletti.  Ne nasce uno dei periodi di massima innovazione politica e istituzionale vissuto dall’Italia. Già due anni dopo, con l’allargamento delle giunte, entrano  nei governi della città consiglieri eletti. Comincia la ripresa di controllo da parte dei partiti che si completerà pochi anni dopo con l’esaurimento della spinta innovativa e una rinnovata crisi di credibilità dei partiti. Progressivamente i partiti si trasformano sempre più in macchine di organizzazione a servizio dei singoli notabili eletti, diventa asfittica la vita democratica interna e nulla la capacità degli associati di influire sulle scelte di governo.  

 

2011 [elezioni amministrative + referendum] àdi fronte alla evidente impotenza dei partiti – nulla sembra possa scalfire il blocco di potere che tiene le redini da quindici anni – cittadini che si organizzano “strappano il controllo” utilizzando le primarie e la raccolta delle firme prima, l’organizzazione del voto poi. Una vittoria nonostante l’impotenza dei partiti  di opposizione e l’impermeabilità di quasi tutti i partiti. Una vittoria costruita intorno a persone che a differenza del passato uniscono una storia e competenza politica a rigore e credibilità personale[1].  

Segnale nuovo:   in diverse circostanze i partiti di centrosinistra sopravanzati dall’iniziativa dei cittadini non si mettono di traverso, in diversi casi con intelligenza, accompagnano il percorso (v. Milano con Boeri – il diversi partiti con il Referendum, IDV con De Magistris, SEL qua e la). Molto positivo Bersani nel sottolineare che il PD si è messo al servizio di processi nati al suo esterno, rivendicando così il ruolo svolto e allo stesso tempo tentando di guidare il suo partito verso una diversa interpretazione del proprio ruolo e del rapporto con le diverse espressioni del civismo.  

Altra novità: perdono insieme  il Pdl e la Lega (ultimo partito di massa di stampo leninista: forse essere un’organizzazione rigida non paga quando l’attacco avviene da molte piccole autonome parti congiuntamente).

Riflessioni sul voto

La pressione mediatica non ha prodotto consenso. Falliscono la comunicazione verticale  e le strategia push,  la vince quella orizzontale –interattiva-prodotta da una molteplicità di attori. Un bel commento  (http://www.doppiozero.com/materiali/editoriale/se-sucate-non-ci-fosse-bisognerebbe-inventarla ) lo ha scritto tra primo e secondo turno milanese Bertram Niessen su doppiozero .

 

Le forze politiche che hanno affiancato la spinta ad innovare guadagnano in voto e percentuale. Quando assecondata, una cessione di controllo seppure forzata, non danneggia la forza elettorale dei partiti che se ne fanno protagonisti.

 

Nel 2011 i protagonisti della sottrazione di controllo sono stati donne, giovani, borghesia e un po’ di intelletualità. Da un lato gli attori dei movimenti che hanno contestato più fortemente il governo (ma in generale la società politica) dall’altro gruppi che hanno cessato di sperare che dal connubio lega-berlusconi possa venire innovazione e dinamismo per l’Italia.

 

In generale la crisi finanziaria, il suo terribile derivato sociale e lo scossone che ha dato al modello culturale di cui l’economia finanziaria si è fatta alfiere, ha messo molti di fronte alla necessità di cercare strade sensate (realistiche, prospettiche, convenienti,…) per far uscire il paese dal cul de sac in cui si è infilato.

E’ la prima comparsa un possibile nuovo patto sociale. Forse il fulcro attorno a cui organizzare gli interessi e le aspettative di tutti gli italiani che non si rassegnano a vedere il pase diventare uno dei principali luoghi mondiali d’incontro tra l’economia legale e quella criminale.

 

Importantissimo: anche in Italia nella politica è entrato il tempo lungo, il futuro. Scelgo oggi sull’acqua perché la mia decisione abbia effetto sul domani. Non c’è una paura immediata a spingere la raccolta delle firme oltre un anno fa e il voto oggi. C’è una nuova consapevolezza del rapporto tra presente e futuro, che apre una finestra grande ad un progetto forte (mauro calabresi sulla stampa) per l’Italia. Con parole di Ilvo Diamanti: Al centro dell’attenzione dei cittadini, altre questioni, non di merito ma sostanziali. il valore del bene comune. Il bene comune come valore. Ancora: la sicurezza intesa non come “paura dell’altro” ma come tutela dell’ambiente. La ricerca del futuro, per noi e per le generazioni più giovani” (http://www.repubblica.it/politica/2011/06/15/news/popolo_disobbedienti-17715908/index.html?ref=search)

 

Il voto esprime una domanda di profonda innovazione , diffuso in molti settori della società, che riguarda quasi tutti gli ambiti della vita civile.

 

Per essere soddisfatta la domanda d’innovazione ha certamente bisogno di:

A.   Un ceto politico che lo serva e che sia dotato di:

·      capacità di pre – vedere i bisogni, rispondervi costruendo-narrando progetto,

·      competenza,

·      credibilità,

·      esperienza nella politica e nella società,

·      fiducia nelle capacità altrui, capacità di decidere e delegare,

·      indipendenza di giudizio,

·      interesse reale alla costruzione comune attraverso il confronto,

·      riformismo,

·      sguardo largo e lungo,

·      sobrietà.

B.   Un progetto forte, una proposta di governo che riconosce le sfide, progetta e narra il futuro, risolve problemi del presente in modo coerente con il futuro attorno a cui aggrega interessi e aspettative.

C.   Sostenibilità come parola chiave: il pianeta, la vita delle singole persone, l’eredità alle prossime generazioni, gli stili e i valori di vita, la giustizia, la libertà, incertezza – non precarietà  e forse la scommessa che investendo nella libertà di ciascuno nasca del bene per tutti.

E ora ?

Molte cose bollono in pentola. Se ne parlerà, si tratta comunque di collegarle.

Su tutte la priorità è mettere il realismo al servizio di una visione e non viceversa.  Scrivere il nuovo patto di governo dell’Italia sostenibile come il risultato di un esercizio collettivo, frammentato ma cooperativo a cui concorrono tutti coloro che ne hanno voglia. Basta con i tavoli e contro tavoli nelle sedi di partito. Sia di tutti e di ciascuno la responsabilità di confrontarsi con le sfide del nostro tempo.

Mentre questo avviene è altrettanto importante garantire un nuovo equilibrio tra democrazia partecipata (e diretta in diversi casi) e democrazia rappresentativa. In questo esercizio è  indispensabile ridefinire la funzione dei partiti riconoscendo nuovi “limiti” dei loro compiti.

Nella pratica immediata serve estendere la primarie anche alla formazione delle “teste di lista” dei candidati alla Camera e dei collegi del Senato. Se la legge non può essere modificata, dobbiamo comunque tentare di riprendere in mano la scelta dei nostri legislatori. Dove non arriva la legge può arrivare una nuova e intelligente cessione di controllo da parte dei partiti del centro-sinsitra.


[1] Può darsi che l’onda lunga dei  tentativi  fatti senza successo da Howard Dean nelle primarie democratiche del 2004 e poi con successo da Obama Barack in quelle 2008 sia finalmente arrivata anche da noi.

 

Perché è importante riconoscere per legge il valore delle associazioni di giovani

Data: venerdì, 16 luglio 2010
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“Perché stabilire dall’alto che cosa sia comunità giovanile e che cosa non lo sia, rischiando magari di escludere altre realtà che concretamente si spendono per i giovani ma che non rientrano nei parametri stabiliti? Perché indirizzare dall’alto le finalità dell’associazionismo giovanile e la partecipazione alla vita sociale e politica di una fascia d’età che invece dovrebbe essere lasciata libera di esprimersi, di misurarsi con la realtà, libera di muoversi e di trovare il proprio modo di operare?»

Con queste due affermazioni espresse in forma di domanda, Rosalinda Cappello sostiene su queste pagine che il disegno di legge voluto da Giorgia Meloni sulle comunità giovanili non sia una priorità e anzi risuoni di una impostazione sbagliata. Tant’è che in conclusione afferma: «Semmai, la politica dovrebbe agevolare e supportare la libera proposta dei giovani, la loro creatività, il loro approccio nuovo e non eterodiretto alle cose che li riguardano». Le altre argomentazioni che porta a sostengo del suo ragionamento mi sembrano meno pertinenti, perciò mi concentro su queste che sono invece rilevanti.

Sono d’accordo con lei che non sia un compito “dell’alto” decidere del destino delle persone né mettere le braghe al mondo. Penso anche che sia un compito della politica indirizzare lo sviluppo della società attraverso le scelte di governo. Penso infine che le leggi servano a definire il tessuto di “certezze”, il patto entro cui si muove l’azione dei cittadini, delle organizzazioni e delle istituzioni nella tentativo di favorire il delicato e mutevole equilibrio necessario a realizzare i valori costituzionali e, mi piacerebbe, l’equilibrio tra la libera ricerca della felicità individuale e il benessere della comunità.

Vorrei dunque ragionare con questa premessa, lasciando fuori dalla porta i pregiudizi e sospetti che rendono così miserevole il dibattito politico in Italia, incapace di argomentare le posizioni se non a forza di urla e gazzarre. Ho cercato di farlo qualche giorno fa sulle pagine dell’Unità, tento ora qui. Ci sono ottime ragioni secondo me per approvare il ddl, magari con qualche miglioramento. Prima di tutto, perché con la sua approvazione: «La Repubblica riconosce il valore sociale» delle associazioni di giovani in quanto «strumento di crescita civile e culturale della popolazione giovanile, espressione di partecipazione, solidarietà e pluralismo, nonché veicolo di promozione, creatività e integrazione sociale». Inoltre, con il coraggio di un salto culturale notevole,  il ddl cambia destinazione al Fondo istituito nel 2005 dal precedente governo Berlusconi per «prevenire il disagio giovanile e l’uso di stupefacenti» rendendo disponibili i suoi 18 milioni per incentivare la nascita di comunità giovanili e rafforzare le esistenti.

Si obietterà che la legge definisce cosa sia una comunità giovanile e cosa no. È vero, ma prima di tacciare questo esercizio come un’inopportuna decisione dall’alto, forse vale la pena entrare nel merito. Per il testo in discussione è “comunità giovanile” un’associazione di persone giovani - cioè che in prevalenza non hanno più di trent’anni (la formulazione è confusa e potrebbe essere migliorata) -, che non ha finalità di lucro e che per statuto persegue alcuni specifici fini di utilità sociale e culturale oltre quelli individuati dagli associati.

Fatto importante, coerente e positivo, sono esclusi i partiti politici, le associazioni sindacali, professionali e di categoria. Dunque non esclude le realtà che hanno finalità diverse da quelle indicate come necessarie per essere riconosciute “comunità giovanili”, purché perseguano anche quelle (direi meglio una di quelle).
Di queste finalità che il testo elenca, tutto si può dire tranne che non siano ampie, di indubbio valore sociale e culturale e in linea con i principi costituzionali a cui la legge si richiama. Ciò nonostante, in accordo con l’idea che il-mondo-è-bello-perché-è-vario e che parliamo di soggetti che più rapidamente di altri reagiscono alle mutazioni sociali (n.b. per questo sono particolarmente preziosi allo sviluppo di un tessuto sociale coeso), suggerirei di rendere l’elenco più esplicitamente non esaustivo.

In ogni caso, secondo me, non solo il disegno di legge non limita la libertà dei giovani e delle loro associazioni, ma al contrario è utile al loro sviluppo perché introduce una importante novità nel patto che dà vita ai valori su cui si fonda una società coesa e democratica. Difatti, in un paese che guarda sempre al passato incapace di scommettere sul futuro, inserire esplicitamente il contributo allo sviluppo del paese dell’associazionismo giovanile tra quelle attività su cui la comunità nazionale decide di investire per il proprio bene collettivo, è un potente stimolo per nuovi processi che non si prestano essere diretti dall’alto. 

Chissà che il forzato ritorno in Commissione non possa alla fine essere l’occasione per migliorare ancora questa legge. So per certo che sarà possibile a condizione che la discussione sia più onesta di quanto non è stata finora, sia rapida e prenda atto di quattro fatti: a) il ddl affronta un problema serio ma non è, né può essere, lo strumento per risolvere la questione giovanile in Italia (pretendere che lo sia è risibile); b) è molto importante per l’Italia riconoscere a parole e fatti il contributo allo sviluppo della società dei giovani e delle loro libere associazioni; c) è giusto mettere fondi a disposizione di questo mondo mentre la finanza locale è colpita duramente e con un futuro incerto; d) serve avere fiducia in quella capacità dei giovani di innovare che continuamente manifestano ma molti si rifiutano di riconoscere.

Come dice il Rapporto Onu 2007 sulla gioventù «queste generazioni cercano una propria strada per la transizione verso l’età adulta, sviluppando strategie diverse da quelle usuali per superare con successo gli ostacoli e assicurarsi la sopravvivenza con approcci molto diversi tra loro […] è chiaro che non sono un gruppo passivo che temporeggia nell’attesa di risorse e opportunità, ma stanno cercando di costruirsi una vita migliore. Un grosso deficit di investimenti pubblici, di spazi agibili e di visibilità per i loro sforzi, tuttavia, li confina in una sorta di terra di mezzo senza consentire loro di dare al proprio futuro quella svolta».

Il timore che le persone possano essere “eterodirette” deriva dalla constatazione che ciò purtroppo accade, in genere quando c’è uno stato di necessità. Ma dipende ancor più dalla mancanza di fiducia nella loro capacità di discernimento. Farne però argomento per rinunciare a dare una prima risposta al problema che il rapporto Onu denuncia sarebbe colpevole. Per favore discutetene seriamente, migliorate il ddl e allafine approvatelo.

Forse ragionare nel merito aiuta la politica a non essere cieca

Data: martedì, 6 luglio 2010
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Lontano da clamori mediatici ma nel cuore di problemi reali, il PD rischia un ennesimo autogol.
A due anni dall’approvazione in Consiglio dei Ministri e dopo 8 mesi di Conferenza Stato-Regioni (rapido il Parlamento!) la Camera esamina un disegno di legge (DDL) del Ministro Meloni che riconosce il valore sociale delle associazioni di giovani in quanto “strumento di crescita civile e culturale della popolazione giovanile, espressione di partecipazione, solidarietà e pluralismo, nonché veicolo di promozione, creatività e integrazione sociale”. Per incentivare la nascita di comunità giovanili e rafforzare le esistenti, il DDL cambia destinazione al Fondo istituito nel 2005 dal precedente governo Berlusconi per “prevenire il disagio giovanile e l’uso di stupefacenti”. I 18 milioni di euro del Fondo sono ossigeno per il mondo associativo che, già in apnea, vivrà un periodo drammatico per i tagli alla finanza locale. Un apprezzabile salto culturale per fare una  legge parziale ma utile, migliorata da un confronto parlamentare che forse può ancora generare risultati positivi. Eppure per alimentare timori e motivare la necessità di rigettare la proposta o d’infarcirla di vincoli si è detto di tutto, incluso che si tratti di un trucco per dare fondi ad associazioni amiche del Ministro. Mi sembra insensato e provo a sintetizzare perché.  
Le associazioni che ne potrebbero beneficiare sono diversissime: quelle di ragazze e ragazzi che contrastano la criminalità organizzata ispirate a don Ciotti, la miriade di circoli ARCI impegnati in aree depresse, le associazioni di volontariato e servizi sociali, direi perfino gli scout. Inoltre la legge può stimolare esperienze identitarie e chiuse, anche vicine alla destra, a imboccare una direzione analoga a quella di molti ex-centri sociali che sono oggi parte integrata e vitale delle realtà in cui operano. Rigettarla mi pare inspiegabile.
D’altro canto, infarcire le leggi di norme che ne regolano l’attuazione diminuisce il peso delle finalità per cui sono fatte e lascia spazio alla navigazione tra codicilli che serve a piegarne lo spirito a interessi estranei a quelli che la stessa legge ammette. Sconsigliabile.
Lo spirito di questo DDL è positivo. Invece di alimentare timori è meglio raccogliere le forze, negoziare nello spazio che esiste e controllare poi l’attuazione. Il tempo non è amico di una legge voluta da pochi, perché a pochi interessano i giovani in quanto cittadini attivi e non meri consumatori. C’è una finestra aperta in questo pessimo governo, non lascerei che ci si chiudesse in faccia.

NMC – Final remarks

Data: domenica, 7 febbraio 2010
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NMC- World Youth Meeting

www.nimociv.org

NMC – Breve introduzione a cura di Luca Bergamo e Mauro Rotelli, direttori del progetto

Data: sabato, 30 gennaio 2010
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Benvenuta/benvenuto a Bari, in Italia. È un piacere per noi accoglierti al primo Meeting Mondiale dei Giovani per un futuro sostenibile di NMC.

Prima di iniziare i lavori vorremmo argomentare brevemente i motivi per cui nasce NMC di cui il Meeting è solo la prima tappa. La piena consapevolezza delle ragioni e degli obiettivi che hanno motivato il nostro impegno e quello di tutti coloro che hanno collaborato con noi è fondamentale, anche perché NMC è un programma concepito per durare nel tempo e soprattutto per essere sviluppato con la filosofia dell’open source.

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NMC- World Youth Meeting – apertura di Luca Bergamo

Data: sabato, 30 gennaio 2010
Categoria:

19.01.2010 NMC: apertura di Luca Bergamo. from ElaborAZIONI on Vimeo.

www.nimociv.org

NMC World Youth Meeting

Data: venerdì, 29 gennaio 2010
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Obiettivi
Concorrere alla creazione di ambienti globali e locali in cui giovani, decisori politici, attori economici e sociali, organizzazioni internazionali, centri di conoscenza e cittadini collaborino per facilitare ed accrescere la partecipazione dei giovani ai processi decisionali e allo sviluppo di un futuro sostenibile per tutti. continua »

Certe volte …

Data: domenica, 10 maggio 2009
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Certe volte è davvero difficile pensare che sia giusto molto di ciò che si è sempre pensato fosse tale. Poi, in barba all’evidenza della vita piccola, si trovano ottime ragioni per continuare a crederlo. a patto di allungare lo sguardo nel tempo e nello spazio e vedere i piccoli fatti in una chiave meno piccina.

Costa fatica ma ne vale la pena.

President-Elect Barack Obama in Chicago

Data: giovedì, 6 novembre 2008
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“M’illumino d’immenso”

CARMELO BENE recita L’Infinito di Leopardi

Data: venerdì, 26 settembre 2008
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Ripensare approcci, temi, priorità per lo sviluppo locale

Data: venerdì, 14 marzo 2008
Categoria:

intervento di Luca Bergamo.

Secondo quanto convenuto avrei dovuto cercare di dimostrare che rapporto c’è, nella mia testa almeno, tra lo sviluppo e le qualità degli ambienti urbani.
Considerato l’andamento della discussione penso che sia meglio fare un passo indietro partendo dalla domanda:  “di che stiamo parlando?”.
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Uno sguardo pragmatico sulle coppie di fatto

Data: sabato, 10 febbraio 2007
Categoria:

di Luca Bergamo.

Chi vuole la cittadinanza olandese dovrà vedere un film che mostra anche una coppia omosessuale e donne in topless. Da noi non passa giorno senza che qualcuno si scagli contro il riconoscimento per legge di importanti diritti e doveri alle coppie non sposate. Poter subentrare al partner nell’affitto di casa quando muore quello titolare del contratto; essere tenuti a contribuire alla vita di coppia; poter decidere sulle scelte mediche in caso di malattia grave del partner, … e così via.
In Europa, solo Grecia e Italia non riconoscono legalmente la coppia fuori dal matrimonio.

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Promuovere e sviluppare ricerca scientifica e cultura

Data: venerdì, 10 novembre 2006
Categoria:

di Luca Bergamo.

Ogni cento persone che lavorano a Roma ce ne sono due che fanno ricerca scientifica. E’ una comunità grande, così grande da costituire quasi il 50% di quella italiana. Molto più grande di quella dei taxisti.

Pochi lo sanno, nessuno se ne occupa sul serio. Se ne parla molto raramente nonostante accolga alcune delle migliori “teste” del mondo e sia decisamente il gruppo di lavoratori che più ci invidia la comunità internazionale e che ha più relazioni con il resto del mondo.

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Il caro affitti. Un freno alla crescita e al dinamismo sociale

Data: venerdì, 22 settembre 2006
Categoria:

di Luca Bergamo.
L’intelligenza umana, la conoscenza, la creatività sono oggi al centro della competizione. Si vince o si perde in ragione della cultura di una comunità, della velocità con cui circolano le idee, della quantità e qualità di talenti che si associano, della diffusione di conoscenza nei diversi strati della società, della tecnologia disponibile, della propensione ad innovare. Ma soprattutto si vince o si perde nelle città, in ragione della loro capacità di favorire lo sviluppo della parte di forza lavoro impegnata nei settori più creativi dell’economia (scienza, ricerca, comunicazione, arte, tecnologia, …).
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La priorità è investire nella conoscenza

Data: giovedì, 6 luglio 2006
Categoria:

di Luca Bergamo

L’intelligenza umana, la conoscenza, la creatività sono oggi al centro della competizione g-locale. Si cresce o si declina in ragione della cultura di una comunità, della velocità con cui circolano le idee, della quantità e qualità di talenti che si associano, della diffusione di conoscenza nei diversi strati della società, della tecnologia disponibile.

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Se il pensiero scientifico mettesse la testa fuori dai laboratori ?

Data: mercoledì, 10 maggio 2006
Categoria:

di Luca Bergamo.

L’intelligenza umana, la conoscenza, la creatività sono oggi al centro della competizione g-locale. Si vince o si perde in ragione della cultura di una comunità, della velocità con cui circolano le idee, della quantità e qualità di talenti che si associano, della diffusione di conoscenza nei diversi strati della società, della tecnologia disponibile. continua »

Politiche per la cultura e la creatività

Data: mercoledì, 10 maggio 2006
Categoria:

di Luca Bergamo.

Cultura nell’economia della conoscenza
Nelle aree metropolitane dei paesi più avanzati tra il 30 e il 45% della forza lavoro è impegnata nei
settori più creativi dell’economia: nella scienza, ricerca, comunicazione, arte, tecnologia, musica,
finanza, design, ingegneria.
Un nuovo strato sociale emerge, composto in buona parte da giovani e giovanissimi. Dove questa
nuova classe creativa si afferma, l’economia cresce.

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L’informazione come welfare della libertà

Data: martedì, 9 maggio 2006
Categoria:

di Luca Bergamo.

La comunicazione dopo essere stato uno dei fronti della guerra elettorale il 9 e 10 aprile non può certo disarmare oggi. La prossima tornata amministrativa  è una scadenza che investe profondamente lo scenario  multimediale. E il mondo della comunicazione, con le sue articolazioni professionali e sindacali deve  essere protagonista. Forse anche per la coincidenza con la nomina del Presidente della repubblica, fino ad oggi  il profilo  delle elezioni comunali  è rimasto  troppo schiacciato . Le città ormai in tutto il mondo sono uno snodo strategico della modernità. Sono  il terreno dove concretamente si misurano le possibilità di governare i processi innovativi.

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