Sono nato Il 27 novembre 1961 a Roma. Ho cominciato a lavorare facendo il baby sitter e l’assistente al montaggio. Dopo dieci anni di lavoro sui sistemi informativi e l’intelligenza artificiale mi sono dedicato ad introdurre innovazioni sociali e culturali. Ho viaggiato, osservato con curiosità, imparato e continuo a farlo.  Guardo la politica e cerco di influenzrla, a modo mio, provando a cambiare concretamente il mondo vicino e lontano. Sono convinto che solo intelligenze collettive possano dare risposte ai problemi della nostra era, così provo sempre a costruirne.   In questo periodo cerco di trasformare in Fondazione un’idea a cui lavoro da molti anni: NMC.

Perché è importante riconoscere per legge il valore delle associazioni di giovani

Data: Venerdì, 16 Luglio 2010
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“Perché stabilire dall’alto che cosa sia comunità giovanile e che cosa non lo sia, rischiando magari di escludere altre realtà che concretamente si spendono per i giovani ma che non rientrano nei parametri stabiliti? Perché indirizzare dall’alto le finalità dell’associazionismo giovanile e la partecipazione alla vita sociale e politica di una fascia d’età che invece dovrebbe essere lasciata libera di esprimersi, di misurarsi con la realtà, libera di muoversi e di trovare il proprio modo di operare?»

Con queste due affermazioni espresse in forma di domanda, Rosalinda Cappello sostiene su queste pagine che il disegno di legge voluto da Giorgia Meloni sulle comunità giovanili non sia una priorità e anzi risuoni di una impostazione sbagliata. Tant’è che in conclusione afferma: «Semmai, la politica dovrebbe agevolare e supportare la libera proposta dei giovani, la loro creatività, il loro approccio nuovo e non eterodiretto alle cose che li riguardano». Le altre argomentazioni che porta a sostengo del suo ragionamento mi sembrano meno pertinenti, perciò mi concentro su queste che sono invece rilevanti.

Sono d’accordo con lei che non sia un compito “dell’alto” decidere del destino delle persone né mettere le braghe al mondo. Penso anche che sia un compito della politica indirizzare lo sviluppo della società attraverso le scelte di governo. Penso infine che le leggi servano a definire il tessuto di “certezze”, il patto entro cui si muove l’azione dei cittadini, delle organizzazioni e delle istituzioni nella tentativo di favorire il delicato e mutevole equilibrio necessario a realizzare i valori costituzionali e, mi piacerebbe, l’equilibrio tra la libera ricerca della felicità individuale e il benessere della comunità.

Vorrei dunque ragionare con questa premessa, lasciando fuori dalla porta i pregiudizi e sospetti che rendono così miserevole il dibattito politico in Italia, incapace di argomentare le posizioni se non a forza di urla e gazzarre. Ho cercato di farlo qualche giorno fa sulle pagine dell’Unità, tento ora qui. Ci sono ottime ragioni secondo me per approvare il ddl, magari con qualche miglioramento. Prima di tutto, perché con la sua approvazione: «La Repubblica riconosce il valore sociale» delle associazioni di giovani in quanto «strumento di crescita civile e culturale della popolazione giovanile, espressione di partecipazione, solidarietà e pluralismo, nonché veicolo di promozione, creatività e integrazione sociale». Inoltre, con il coraggio di un salto culturale notevole,  il ddl cambia destinazione al Fondo istituito nel 2005 dal precedente governo Berlusconi per «prevenire il disagio giovanile e l’uso di stupefacenti» rendendo disponibili i suoi 18 milioni per incentivare la nascita di comunità giovanili e rafforzare le esistenti.

Si obietterà che la legge definisce cosa sia una comunità giovanile e cosa no. È vero, ma prima di tacciare questo esercizio come un’inopportuna decisione dall’alto, forse vale la pena entrare nel merito. Per il testo in discussione è “comunità giovanile” un’associazione di persone giovani - cioè che in prevalenza non hanno più di trent’anni (la formulazione è confusa e potrebbe essere migliorata) -, che non ha finalità di lucro e che per statuto persegue alcuni specifici fini di utilità sociale e culturale oltre quelli individuati dagli associati.

Fatto importante, coerente e positivo, sono esclusi i partiti politici, le associazioni sindacali, professionali e di categoria. Dunque non esclude le realtà che hanno finalità diverse da quelle indicate come necessarie per essere riconosciute “comunità giovanili”, purché perseguano anche quelle (direi meglio una di quelle).
Di queste finalità che il testo elenca, tutto si può dire tranne che non siano ampie, di indubbio valore sociale e culturale e in linea con i principi costituzionali a cui la legge si richiama. Ciò nonostante, in accordo con l’idea che il-mondo-è-bello-perché-è-vario e che parliamo di soggetti che più rapidamente di altri reagiscono alle mutazioni sociali (n.b. per questo sono particolarmente preziosi allo sviluppo di un tessuto sociale coeso), suggerirei di rendere l’elenco più esplicitamente non esaustivo.

In ogni caso, secondo me, non solo il disegno di legge non limita la libertà dei giovani e delle loro associazioni, ma al contrario è utile al loro sviluppo perché introduce una importante novità nel patto che dà vita ai valori su cui si fonda una società coesa e democratica. Difatti, in un paese che guarda sempre al passato incapace di scommettere sul futuro, inserire esplicitamente il contributo allo sviluppo del paese dell’associazionismo giovanile tra quelle attività su cui la comunità nazionale decide di investire per il proprio bene collettivo, è un potente stimolo per nuovi processi che non si prestano essere diretti dall’alto. 

Chissà che il forzato ritorno in Commissione non possa alla fine essere l’occasione per migliorare ancora questa legge. So per certo che sarà possibile a condizione che la discussione sia più onesta di quanto non è stata finora, sia rapida e prenda atto di quattro fatti: a) il ddl affronta un problema serio ma non è, né può essere, lo strumento per risolvere la questione giovanile in Italia (pretendere che lo sia è risibile); b) è molto importante per l’Italia riconoscere a parole e fatti il contributo allo sviluppo della società dei giovani e delle loro libere associazioni; c) è giusto mettere fondi a disposizione di questo mondo mentre la finanza locale è colpita duramente e con un futuro incerto; d) serve avere fiducia in quella capacità dei giovani di innovare che continuamente manifestano ma molti si rifiutano di riconoscere.

Come dice il Rapporto Onu 2007 sulla gioventù «queste generazioni cercano una propria strada per la transizione verso l’età adulta, sviluppando strategie diverse da quelle usuali per superare con successo gli ostacoli e assicurarsi la sopravvivenza con approcci molto diversi tra loro […] è chiaro che non sono un gruppo passivo che temporeggia nell’attesa di risorse e opportunità, ma stanno cercando di costruirsi una vita migliore. Un grosso deficit di investimenti pubblici, di spazi agibili e di visibilità per i loro sforzi, tuttavia, li confina in una sorta di terra di mezzo senza consentire loro di dare al proprio futuro quella svolta».

Il timore che le persone possano essere “eterodirette” deriva dalla constatazione che ciò purtroppo accade, in genere quando c’è uno stato di necessità. Ma dipende ancor più dalla mancanza di fiducia nella loro capacità di discernimento. Farne però argomento per rinunciare a dare una prima risposta al problema che il rapporto Onu denuncia sarebbe colpevole. Per favore discutetene seriamente, migliorate il ddl e allafine approvatelo.

Forse ragionare nel merito aiuta la politica a non essere cieca

Data: Martedì, 6 Luglio 2010
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Lontano da clamori mediatici ma nel cuore di problemi reali, il PD rischia un ennesimo autogol.
A due anni dall’approvazione in Consiglio dei Ministri e dopo 8 mesi di Conferenza Stato-Regioni (rapido il Parlamento!) la Camera esamina un disegno di legge (DDL) del Ministro Meloni che riconosce il valore sociale delle associazioni di giovani in quanto “strumento di crescita civile e culturale della popolazione giovanile, espressione di partecipazione, solidarietà e pluralismo, nonché veicolo di promozione, creatività e integrazione sociale”. Per incentivare la nascita di comunità giovanili e rafforzare le esistenti, il DDL cambia destinazione al Fondo istituito nel 2005 dal precedente governo Berlusconi per “prevenire il disagio giovanile e l’uso di stupefacenti”. I 18 milioni di euro del Fondo sono ossigeno per il mondo associativo che, già in apnea, vivrà un periodo drammatico per i tagli alla finanza locale. Un apprezzabile salto culturale per fare una  legge parziale ma utile, migliorata da un confronto parlamentare che forse può ancora generare risultati positivi. Eppure per alimentare timori e motivare la necessità di rigettare la proposta o d’infarcirla di vincoli si è detto di tutto, incluso che si tratti di un trucco per dare fondi ad associazioni amiche del Ministro. Mi sembra insensato e provo a sintetizzare perché.  
Le associazioni che ne potrebbero beneficiare sono diversissime: quelle di ragazze e ragazzi che contrastano la criminalità organizzata ispirate a don Ciotti, la miriade di circoli ARCI impegnati in aree depresse, le associazioni di volontariato e servizi sociali, direi perfino gli scout. Inoltre la legge può stimolare esperienze identitarie e chiuse, anche vicine alla destra, a imboccare una direzione analoga a quella di molti ex-centri sociali che sono oggi parte integrata e vitale delle realtà in cui operano. Rigettarla mi pare inspiegabile.
D’altro canto, infarcire le leggi di norme che ne regolano l’attuazione diminuisce il peso delle finalità per cui sono fatte e lascia spazio alla navigazione tra codicilli che serve a piegarne lo spirito a interessi estranei a quelli che la stessa legge ammette. Sconsigliabile.
Lo spirito di questo DDL è positivo. Invece di alimentare timori è meglio raccogliere le forze, negoziare nello spazio che esiste e controllare poi l’attuazione. Il tempo non è amico di una legge voluta da pochi, perché a pochi interessano i giovani in quanto cittadini attivi e non meri consumatori. C’è una finestra aperta in questo pessimo governo, non lascerei che ci si chiudesse in faccia.

NMC - Final remarks

Data: Domenica, 7 Febbraio 2010
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NMC- World Youth Meeting

www.nimociv.org

NMC - Breve introduzione a cura di Luca Bergamo e Mauro Rotelli, direttori del progetto

Data: Sabato, 30 Gennaio 2010
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Benvenuta/benvenuto a Bari, in Italia. È un piacere per noi accoglierti al primo Meeting Mondiale dei Giovani per un futuro sostenibile di NMC.

Prima di iniziare i lavori vorremmo argomentare brevemente i motivi per cui nasce NMC di cui il Meeting è solo la prima tappa. La piena consapevolezza delle ragioni e degli obiettivi che hanno motivato il nostro impegno e quello di tutti coloro che hanno collaborato con noi è fondamentale, anche perché NMC è un programma concepito per durare nel tempo e soprattutto per essere sviluppato con la filosofia dell’open source.

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NMC- World Youth Meeting - apertura di Luca Bergamo

Data: Sabato, 30 Gennaio 2010
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19.01.2010 NMC: apertura di Luca Bergamo. from ElaborAZIONI on Vimeo.

www.nimociv.org

NMC World Youth Meeting

Data: Venerdì, 29 Gennaio 2010
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Obiettivi
Concorrere alla creazione di ambienti globali e locali in cui giovani, decisori politici, attori economici e sociali, organizzazioni internazionali, centri di conoscenza e cittadini collaborino per facilitare ed accrescere la partecipazione dei giovani ai processi decisionali e allo sviluppo di un futuro sostenibile per tutti. continua »

Certe volte …

Data: Domenica, 10 Maggio 2009
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Certe volte è davvero difficile pensare che sia giusto molto di ciò che si è sempre pensato fosse tale. Poi, in barba all’evidenza della vita piccola, si trovano ottime ragioni per continuare a crederlo. a patto di allungare lo sguardo nel tempo e nello spazio e vedere i piccoli fatti in una chiave meno piccina.

Costa fatica ma ne vale la pena.

President-Elect Barack Obama in Chicago

Data: Giovedì, 6 Novembre 2008
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“M’illumino d’immenso”

CARMELO BENE recita L’Infinito di Leopardi

Data: Venerdì, 26 Settembre 2008
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Ripensare approcci, temi, priorità per lo sviluppo locale

Data: Venerdì, 14 Marzo 2008
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intervento di Luca Bergamo.

Secondo quanto convenuto avrei dovuto cercare di dimostrare che rapporto c’è, nella mia testa almeno, tra lo sviluppo e le qualità degli ambienti urbani.
Considerato l’andamento della discussione penso che sia meglio fare un passo indietro partendo dalla domanda:  “di che stiamo parlando?”.
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Uno sguardo pragmatico sulle coppie di fatto

Data: Sabato, 10 Febbraio 2007
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di Luca Bergamo.

Chi vuole la cittadinanza olandese dovrà vedere un film che mostra anche una coppia omosessuale e donne in topless. Da noi non passa giorno senza che qualcuno si scagli contro il riconoscimento per legge di importanti diritti e doveri alle coppie non sposate. Poter subentrare al partner nell’affitto di casa quando muore quello titolare del contratto; essere tenuti a contribuire alla vita di coppia; poter decidere sulle scelte mediche in caso di malattia grave del partner, … e così via.
In Europa, solo Grecia e Italia non riconoscono legalmente la coppia fuori dal matrimonio.

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Promuovere e sviluppare ricerca scientifica e cultura

Data: Venerdì, 10 Novembre 2006
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di Luca Bergamo.

Ogni cento persone che lavorano a Roma ce ne sono due che fanno ricerca scientifica. E’ una comunità grande, così grande da costituire quasi il 50% di quella italiana. Molto più grande di quella dei taxisti.

Pochi lo sanno, nessuno se ne occupa sul serio. Se ne parla molto raramente nonostante accolga alcune delle migliori “teste” del mondo e sia decisamente il gruppo di lavoratori che più ci invidia la comunità internazionale e che ha più relazioni con il resto del mondo.

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Il caro affitti. Un freno alla crescita e al dinamismo sociale

Data: Venerdì, 22 Settembre 2006
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di Luca Bergamo.
L’intelligenza umana, la conoscenza, la creatività sono oggi al centro della competizione. Si vince o si perde in ragione della cultura di una comunità, della velocità con cui circolano le idee, della quantità e qualità di talenti che si associano, della diffusione di conoscenza nei diversi strati della società, della tecnologia disponibile, della propensione ad innovare. Ma soprattutto si vince o si perde nelle città, in ragione della loro capacità di favorire lo sviluppo della parte di forza lavoro impegnata nei settori più creativi dell’economia (scienza, ricerca, comunicazione, arte, tecnologia, …).
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La priorità è investire nella conoscenza

Data: Giovedì, 6 Luglio 2006
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di Luca Bergamo

L’intelligenza umana, la conoscenza, la creatività sono oggi al centro della competizione g-locale. Si cresce o si declina in ragione della cultura di una comunità, della velocità con cui circolano le idee, della quantità e qualità di talenti che si associano, della diffusione di conoscenza nei diversi strati della società, della tecnologia disponibile.

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Se il pensiero scientifico mettesse la testa fuori dai laboratori ?

Data: Mercoledì, 10 Maggio 2006
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di Luca Bergamo.

L’intelligenza umana, la conoscenza, la creatività sono oggi al centro della competizione g-locale. Si vince o si perde in ragione della cultura di una comunità, della velocità con cui circolano le idee, della quantità e qualità di talenti che si associano, della diffusione di conoscenza nei diversi strati della società, della tecnologia disponibile. continua »

Politiche per la cultura e la creatività

Data: Mercoledì, 10 Maggio 2006
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di Luca Bergamo.

Cultura nell’economia della conoscenza
Nelle aree metropolitane dei paesi più avanzati tra il 30 e il 45% della forza lavoro è impegnata nei
settori più creativi dell’economia: nella scienza, ricerca, comunicazione, arte, tecnologia, musica,
finanza, design, ingegneria.
Un nuovo strato sociale emerge, composto in buona parte da giovani e giovanissimi. Dove questa
nuova classe creativa si afferma, l’economia cresce.

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L’informazione come welfare della libertà

Data: Martedì, 9 Maggio 2006
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di Luca Bergamo.

La comunicazione dopo essere stato uno dei fronti della guerra elettorale il 9 e 10 aprile non può certo disarmare oggi. La prossima tornata amministrativa  è una scadenza che investe profondamente lo scenario  multimediale. E il mondo della comunicazione, con le sue articolazioni professionali e sindacali deve  essere protagonista. Forse anche per la coincidenza con la nomina del Presidente della repubblica, fino ad oggi  il profilo  delle elezioni comunali  è rimasto  troppo schiacciato . Le città ormai in tutto il mondo sono uno snodo strategico della modernità. Sono  il terreno dove concretamente si misurano le possibilità di governare i processi innovativi.

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Roma e i giovani. Come la città può migliorare questo rapporto? Due proposte per intervenire.

Data: Venerdì, 5 Maggio 2006
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di Luca Bergamo.

Per essere autonomo devi spendere almeno 13.000 euro l’anno, la metà va via per avere un tetto sulla testa. Dicono che il lavoro per i giovani è una priorità, ma incentivano gli anziani a rimanere al lavoro. Parlano di indipendenza dei giovani, ma danno aiuto alle famiglie. Straparlano dell’Ici, ma sulla casa per i giovani tacciono. Un giovane che conquista la sua autonomia, fa risparmiare alla famiglia almeno 5.000 euro l’anno, con l’abolizione dell’Ici la stessa famiglia risparmia meno di 300 euro, 17 volte di meno. Allora perché reclamare l’abolizione della tassa invece di aiutare i giovani?

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Rendiamo l’Italia più competitiva

Data: Martedì, 28 Febbraio 2006
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di Luca Bergamo

Quattro milioni di persone vivranno in città tra dieci anni. Metà della popolazione mondiale abita oggi in enormi aree urbane come Shanghai,  San Paolo e New York (20 milioni ciascuna). Nelle città idee e conoscenze  circolano meglio. Da secoli. La diffusione di conoscenze, la circolazione di idee, la capacità scientifica e tecnologica sono il motore dello sviluppo economico. Così oggi le città sono le indiscusse  protagoniste della competizione mondiale.

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In Italia adesso servono i giovani

Data: Venerdì, 17 Febbraio 2006
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di Luca Bergamo

Secondo l’esperienza quotidiana e i dati disponibili, siamo il paese più vecchio nei luoghi in cui si forma la conoscenza, si produce la cultura, si prendono le decisioni.
E guarda caso siamo l’ultimo in ogni classifica di competitività. L’ultimo numero di “Le Scienze” pubblica dati sull’invecchiamento delle università. Ecco come stanno le cose: in Gran Bretagna gli accademici al di sotto dei 35 anni sono il 16% in Italia il 4,5%; quelli oltre i 55 anni sono in GB il 20% (di cui solo l’1% over 65) e in Italia il 42,2% (di cui quasi il 10% over 65). Perché?

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